Testimonianze

1Sono tante le storie che possiamo raccontare: storie di bambini che accompagniamo nei difficili percorsi scolastici; di bambini che vivono in comunità dove si sentono “uno dei tanti” e non sanno a chi confidare le loro tristezze; di bambini “traditi” da una famiglia che manca, da genitori alla deriva, incapaci di accudirli; di bambini che accogliamo in un asilino creato dalla nostra associazione e gestito dai nostri volontari, giunti da paesi lontani a cui cerchiamo di dare protezione, accudimento, sostenendo anche le loro mamme nel difficile percorso di integrazione e adattamento e soprattutto insegnando loro a fidarsi di noi.

Le loro storie e il nostro vissuto accanto a loro sono esperienze intense, forti, cariche di frustrazioni ma piene di speranza: è la storia di Rashi, malata di cuore e fuggita da un paese in guerra con la sua giovane mamma alla ricerca di un nuovo cuore e di una nuova vita; è la storia di G., un ragazzino con problemi psichici rifiutato dal mondo della scuola; è la storia di L., un bambino accompagnato alle sedute di terapia per problemi di autolesionismo che a poco, a poco scopre che ” al mondo si può essere felici”; è la storia di F. e H. di 14 e 17 anni che sono approdati a Lampedusa e poi accolti in comunità a Milano….. Sono tante storie, e noi vogliamo raccontarvele.

Viaggio di un adolescente in cerca di protezione

3Questa storia è scritta da un volontario, che non desidera essere menzionato.

A. è un ragazzo di 16 anni, proviene da un remoto e piccolo paese rurale dell’Afghanistan meridionale.
E’ arrivato in Italia via terra, attraversando Iran, Turchia e vari paesi dell’Europa dell’Est, con automobili e camion di trafficanti d’uomini ma anche percorrendo lunghi tratti a piedi. Ha percorso l’ultimo tratto del viaggio, in treno, è così arrivato in Italia, alla stazione centrale di Milano ha dormito per alcuni giorni negli androni finché la Polizia di Stato lo ha accompagnato al Servizio Sociale di Pronto Intervento che ha provveduto a trovargli una comunità, una casa, un luogo adatto dove un ragazzino di 16 anni potesse essere accolto e aiutato a diventare uomo. Inizialmente ha trascorso alcuni mesi in un servizio di Pronto Intervento e poi è stato accompagnato in una comunità residenziale. Pur essendo passati alcuni mesi dal suo arrivo in Italia è ancora fortemente traumatizzato, i segni delle violenze vissute e viste nel suo paese sono segni indelebili dentro di lui; spesso si rifugia nella sua stanza e piange. Nella sua giovane vita ha visto uccidere, sia con le armi da fuoco che con i coltelli per sgozzamento. Quando gli chiediamo chi compisse questi terribili atti lui, con il suo stentato inglese, dice: “ Tutti! Talibans and Americans!” A. ha perso così alcuni familiari, in particolare suo padre ed un fratello maggiore. Come tanti suoi coetanei per fuggire dalla cultura della guerra e della morte ha potuto soltanto scappare; allontanarsi da quella violenza ha significato però anche lasciare i suoi familiari, suoi affetti più cari: la madre e le due sorelle più piccole. Ma sono state proprio loro a dargli la forza ed il coraggio di partire, di andarsene lontano, per avere salva la vita ed avere la speranza di costruirsi un futuro. E’ stato un viaggio lungo, faticoso e pericoloso in cerca di un paese europeo dove potesse trovare un po’ di pace e tranquillità e dove potesse rimettere delle deboli radici per ricominciare la sua giovane vita: l’Italia gli ha garantito la protezione internazionale, accettando la sua richiesta di asilo politico, e ciò ha rappresentato un importante punto di partenza per A. ed il suo progetto di vita.
Grazie alle nuove tecnologie, riesce finalmente a parlare al telefono con la madre alla quale racconta della sua nuova vita di adolescente che si sta progressivamente riempiendo di cose positive ed importanti: il corso di italiano, la pratica del suo sport preferito, il taekwondo, ma soprattutto la conoscenza di persone speciali che lo aiutano quotidianamente a costruire il suo progetto di vita in Italia e a cercare di guardare con fiducia e speranza verso il futuro (gli educatori della comunità, l’assistente sociale, i volontari, gli altri compagni di comunità, ragazzi che vengono da altri paesi ma che hanno storie simili alla sua, …).
A. è un ragazzo brillante e volenteroso che, in pochi mesi, ha già fatto notevoli progressi: parla piuttosto bene l’italiano, lo capisce sempre meglio, riuscendo anche a scrivere brevi testi ed imparando con facilità nuovi vocaboli, alcuni dei quali anche piuttosto difficili. Inizia a fare dei pensieri sul mestiere che vorrà imparare: cuoco? pizzaiolo? pasticcere? Ha ancora un po’ di tempo per pensarci su!
Finalmente, talvolta, sta tornando a sorridere e, anche se lontano dai suoi cari, il suo terribile e pericoloso viaggio lo ha portato in un porto sicuro!

Notizie spot

-Martedì 22 settembre abbiamo brindato all’avvio del nuovo anno di volontariato UVI con tutti i nostri volontari, cuore pulsante della nostra Associazione. Antonio, un nostro volontario, incornicia questo importante evento per la squadra UVI così: “Frequento questa organizzazione, come volontario, dal 2009 e sono felice di commentare più che positivamente quello che viene fatto per tutti i bambini e adolescenti in difficoltà. Grazie” .

Grazie a te, Antonio, e a tutti i volontari che come te …leggono la vita col cuore!!!!

Andrea un bambino di nove anni, ha terminato il suo percorso di psicomotricità e logopedia presso una UONPIA di Milano. E’ grazie ad una volontaria UVI, che per due anni si è occupata di lui accompagnandolo tutte le settimane al servizio, che ciò ha potuto essere realizzato.
Anche questo è un sostegno all’infanzia!

Notizie dall’Albero dai mille colori

4- All’Albero dai mille colori non solo i bambini innaffiano le radici, ma anche le loro mamme contribuiscono alla nascita e alla crescita dei frutti. Quando le donne si incontrano per parlare è bello. Quando lo fanno per parlare dei figli e del loro futuro è ancora più bello, quando lo fanno con l’idea di aiutare se stesse e i bambini a integrarsi nel Paese in cui sono è una meravigliosa opportunità. Nel nostro Spazio bimbi giovedì 17 dicembre 2015 è stato così. Grazie a tutte, donne e madri coraggiose.

4-Un’altra settimana è trascorsa all’albero dai mille colori, e altri bambini sono arrivati. Ora sono 18 i bambini che frequentano il nostro spazio, ma tanti altri chiedono di entrare.
I bimbi sono per lo più di origini arabe, non parlano l’italiano ma cercano di apprendere il più possibile.
Con la maestra Angelica hanno colorato, realizzato puzzle, conosciuto i nomi degli animali giocando con i timbri, lavorato con le forbici(oggetti sconosciuti o conosciuti male).
La musica è una presenza costante ed importante: amano infatti ballare e fare girotondi. Si è cominciato a lavorare con la psicomotricità.
La conoscenza di Giovanna, che li seguirà con l’arte terapia, è stata la novità della settimana.
Ecco l’idea di questo spazio, un’idea che si concretizza giorno per giorno: quella di un luogo in cui ad ogni bambino sia garantito il diritto alla protezione, allo stare bene, alla partecipazione.

3-La prima settimana ha visto già una decina di bambini all’opera e una ventina di bimbi iscritti, nuove foglioline pronte a crescere su questo albero!
Volontarie ed educatrice sono entusiaste di loro; insieme intonano canti e raccontano filastrocche, giocano, costruiscono lego e puzzle. I bimbi più grandicelli di 5 anni fanno già qualche esercizio di alfabetizzazione con la maestra Angelica per iniziare a riconoscere numeri e lettere.
Lo spazio prende sempre più forma: le volontarie hanno portato poster, peluches e tante sacchette colorate per il cambio dei bimbi. (URGE COMUNQUE MATERIALE DIDATTICO!!)
La lingua italiana è ancora uno strumento difficile, ma questi piccoli sanno benissimo farsi capire!.
Ecco il senso di questo: promuovere miglioramenti significativi nel modo di rivolgersi ai bambini per ottenere cambiamenti duraturi nella loro vita.

La sensazione di essere amati

3“Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?” (In ricordo di Gianni Rodari)
Ho cominciato a fare volontariato presso la scuola elementare di Via Bottego a Crescenzago tre anni fa.
I primi due anni ho seguito R. e D. In particolare, D. presentava problemi di apprendimento e di disciplina.
Le lezioni con loro erano abbastanza faticose: D. si era attaccato a me un po’ troppo e quindi faceva di tutto per attirare la mia attenzione, nella maggior parte dei casi disturbando. Riuscivo però a farlo stare attento per la prima ora e si erano visti dei miglioramenti.
Purtroppo un episodio familiare lo scorso anno ha creato una situazione complicata e scioccante per il bambino: la morte di una parente e i rituali ‘macabri’ per celebrare il lutto secondo le tradizioni famigliari hanno portato D. nuovamente lontano col pensiero e da allora non è più riuscito a concentrarsi. Più volte le maestre hanno suggerito al padre e alla nonna di far seguire D.in un centro da psicologi, ma fino a qualche settimana fa, inutilmente.
Con R. (egiziana), A. (cinese) e E. (sudamericano) è tutta un’altra storia. Durante la mia ora e mezza, facciamo la stessa lezione che le maestre svolgono in classe (sono quindi costretta a riaprire diverse porticine del mio cervello) che può essere matematica, grammatica, storia o geografia o scienze; i tre bambini hanno molta voglia di imparare e cercano di svolgere al meglio la lezione, anche perché hanno capito che, se lavorano con me, poi hanno meno compiti o lezioni da studiare a casa, rispetto alla classe. La cosa incredibile è che, per esempio, A.lo scorso anno a settembre non sapeva una parola di italiano e adesso, prende 9 nelle verifiche di grammatica!!!!!!
Sono molto contenta di passare il mio tempo con loro e sono altrettanto contenta dell’ottimo rapporto instaurato con le maestre. Mi rendono partecipe di tante cose e, nel limite del possibile, prendo parte anche e eventuali uscite o feste organizzate.
Sembra poca cosa l’aiuto scolastico dato a questi bambini ma in realtà non è solo questo, è un trasmettere loro sicurezza, la certezza di essere considerati, lo stupore di essere ascoltati e……la sensazione di essere amati.
Giovanna

Basta poco per fare molto!

3L’esperienza come volontarie dell’UVI è iniziata ormai 2 anni fa, come supporto scolastico e stimolazione a due bambini ora di 5a elementare.
L’attività principale è stata quella di seguirli nei compiti al sabato mattina, in una sala d’oratorio messa a disposizione, senza però far mancare occasioni speciali di divertimento e apprendimento diverse dal solito. Ecco allora che una semplice gita al museo delle scienze naturali ha suscitato in loro curiosità diverse da quelle generate dalle consuete gite scolastiche; si sono sentiti finalmente liberi di poter fare tutte le domande che avevano in testa.
Dedicandogli attenzioni semplici, bambini solitari, taciturni e spesso tristi a causa delle loro situazioni familiari fortemente disagiate sono riusciti a parlare delle loro paure, trasformandole in desideri.
Inizialmente il loro approccio a questi stimoli diversi dai compiti era spesso timoroso e insicuro, non tanto per una mancanza di entusiasmo, ma quanto per un’evidente paura di “non essere all’altezza”, portandoli spesso a negare ogni svago. Per loro era quasi meglio non provare “altro”, ma per fortuna la curiosità è contagiosa, cosicché pian piano hanno iniziato ad accennare sorrisi e pensieri positivi.
Altre occasioni per conquistare la loro fiducia sono state ad esempio il Carnevale in piazza a Milano, Halloween e il cinema a Natale! In particolare ad Halloween siamo andati tutti mascherati al Parco delle Cornelle.
“Ma gli animali sono liberi?” … “Sono pericolosi?!”… “Possiamo toccarli??” “Quanti tipi di zoo esistono?”: tante domande, qualche preoccupazione e tante aspettative… Indescrivibile la loro gioia nel sentirli esclamare “Maestra sembra di stare in Africa!”
Conoscere gli animali dal vivo ha scolpito un ricordo vero nella loro memoria e ancora oggi la ricordano come “la gita più bella del mondo”.
Purtroppo la loro situazione familiare non gli permette di essere bambini come tanti… Ma per noi essere volontarie dell’UVI vuol dire anche dar loro l’opportunità di sentirsi meno insicuri nei confronti degli altri bambini e, sembrerà poco, ma queste piccole occasioni hanno generato in loro il coraggio di confrontarsi con i compagni avendo anche loro finalmente qualcosa da raccontare.
Sono visibilmente migliorati anche didatticamente; ora salutano i compagni, ringraziano e ormai ci chiedono quando sarà la nostra prossima gita insieme!
Come sempre torniamo a renderci conto che “BASTA POCO PER FARE MOLTO!
Lidia

E’ un po’ come ritornare sui banchi di scuola!

3Sono a bordo dell’ UVI da ottobre 2002; corso di formazione e a dicembre dello stesso anno arruolata con il primo caso di accompagnamento. Da scuola a Uonpia dalla psicomotricista e poi riaccompagnamento a casa. Tempo dedicato netto circa 3 ore una volta a settimana.
La prima domanda che mi sono posta e’ stata: come mi approccio? E poi, ce la faro’ a stabilire una relazione soddisfacente e a guadagnarmi la fiducia per abbattere le barriere della diffidenza?
Poi, come sempre quando le cose si mettono in moto, gli equilibri si assestano come acqua che scorre e trova da sola il solco. Ora posso dire che il buon senso mi ha aiutata parecchio a sciogliere i nodi che si sono presentati strada facendo.
Da allora ho seguito diversi ragazzi nello studio ( elementari-medie e superiori), c’ e’ stato un incontro speciale con una ragazzina Ucraina che faceva la scuola alberghiera e a cui insegnavo inglese oltre ad altre materie dove di volta in volta denunciava qualche fragilita’.
Il caso che mi appassiona di piu’ e’ comunque sempre l’ ultimo, quello che seguo ora; si tratta di due ragazzi di 3^ media, uno di origini Filippine (A.) l’altro Ecuadoregne (E.), entrambi nati in Italia.
Dopo una partenza in sordina con la sostituzione di un ragazzo Rumeno che la scuola ha ritenuto di ritirare dal progetto e sostituire con E. , adesso funziona a meraviglia.
Sono compagni di banco e fanno squadra, decidono loro che materie approfondire, si aiutano a vicenda e io intervengo su loro richiesta o per coordinarli/stimolarli se li vedo dispersivi.
Ieri mi hanno portato le pagelle; E. ha buoni voti mentre A. ha 3 materie con il 5. Abbiamo stabilito di insistere su quelle per fortificarlo entro la fine dell’ anno scolastico.
Per E. va bene poiche’ non avendo grosse difficolta’ una materia vale l’altra e poi ha nei confronti di A. un atteggiamento protettivo quasi da fratello maggiore nonostante siano coetanei; ha decisamente un atteggiamento da leader per la sua eta’!
Io tengo a precisare loro che non ci sono regole fisse, che siamo li’ per avorare/studiare non importa cosa e che lo scopo e’ dare contenuto al tempo che passiamo insieme.
Poiche’ ritengo che due ore pomeridiane siano un po’ pesanti, divido il tempo in 2 materie e ogni tanto “alleggerisco” facendoli parlare un po’ di se stessi. Li’ noto quanto il tema “accoglienza/ascolto” sia importante; sono ansiosi di raccontare e gratificati di avere un interlocutore che li ascolta parlare a ruota libera, cosa che in termini di tempo non possono avere dagli insegnanti e a volte forse nemmmeno dai genitori.
Sono abbastanza grandi e consapevoli da capire e apprezzare che io sono li’ per loro e mi sembra che ne riconoscano il privilegio.
Per me tutto questo e’ gratificante, stimolante e divertente; e’ un po’ come ritornare sui banchi di scuola!
Vanna

Il volontario!! ma sì perché non farlo.

3Questo è quello che mi sono chiesto nel settembre del 2009 ascoltando il messaggio alla radio dell’Unione Volontari per l’Infanzia.
E così ho fatto.
In tutti questi anni ho svolto e svolgo la mia attività presso una scuola media nella zona di Niguarda, seguo ragazzi che la scuola ritiene debbano avere un piccolo aiuto.
I ragazzi che fino ad oggi ho seguito mi hanno sempre accettato con rispetto e mi hanno dimostrato affetto e gratitudine.
La gioia e la rabbia sono alcuni dei sentimenti che ho provato e che provo nel fare questo percorso:

– gioia nel constatare che i ragazzi con me hanno un bellissimo rapporto e me lo dimostrano in vari modi. Con loro chiacchiero molto, oltre a svolgere anche la parte didattica, e questo tempo che passiamo insieme lo attendono con trepidazione.

– rabbia nel constatare che alcuni ragazzi siano lasciati soli e questa solitudine li porta ad essere irrispettosi nei confronti delle regole e delle istituzioni. Questo mi rattrista e mi da la sensazione di fallire.

A volte quando sono particolarmente scoraggiato dai risultati mi viene la tentazione di abbandonare ma poi penso a quello che i ragazzi riescono a trasmettermi alle soddisfazioni che con loro vivo e allora con orgoglio vado avanti convinto più di prima che la scelta di fare il volontario sia stata quella giusta.
Antonio

Un altro momento di aggregazione e di incontro con i ragazzi dell’Istituto Martinitt

3Lo scorso mese di gennaio durante il tipico falò di S.Antonio Abate, i nostri volontari si sono riuniti per condividere un momento di festa e di allegria con i ragazzi che da tempo seguono e sostengono, dando vita ad un caldo e infuocato momento di festa, durante il quale le fiamme scintillanti hanno illuminato e riscaldato i loro volti e i loro cuori.
Il falò, che viene tradizionalmente fatto allestito il 17 di gennaio, all’allungarsi delle giornate come rito propiziatorio per una buona stagione agricola di semine e raccolti, non a caso è stato realizzato nei campi dove i nostri ragazzi, seguiti anche da Legambiente, si dedicano alla coltivazione.
Un grazie di cuore al nostro volontario Elio, autore di queste bellissime foto, e a tutti i nostri volontari la cui passione e il cui impegno riscaldano proprio come queste fiamme!!!

Natale in Casa Martinitt

3Da diversi anni con Marisa e Carmen partecipiamo alla Festa di Natale nella Sede Storica dei Martinitt, festa organizzata dalla Associazione ex Martinitt ed ex Stelline. Alla Festa sono presenti Associazioni simili come ex Ciudin di Vercelli e gli ex Allievi Lazzaro Chiappari e Manini di Cremona. L’Atmosfera è quella delle grandi occasioni: il saluto delle Autorità, il Presidente del PAT e IMMeS e delle Associazioni presenti; il concerto della Banda dei Martinitt; la partecipazione dei nuovi giovani ospiti delle Comunità e degli educatori completa la festa con parenti e amici.
Dopo i saluti di rito, il concerto della Banda e la performance del gruppo Break Dance e del gruppo Percussioni riscaldano ancor più l’animo dei giovanissimi ospiti.
In chiusura non possono mancare gli auguri alla Milanese, Oh mia Bela Madunina ed infine l’Inno d’Italia.
I ragazzi ospiti provengono da diversi Paesi e sono quasi tutti minori non accompagnati. Sono emozionati e attenti durante lo spettacolo e ancora di più per la premiazione con borse di studio e riconoscimenti per l’impegno dimostrato nella convivenza in Comunità e a scuola.
Allo scambio degli auguri ci sono sempre nuovi incontri:
B. è il più piccolo, nei suoi occhi leggo la sorpresa nell’incontrarmi come solo gli occhi dei bambini sanno esprimere, l’emozione è tutta nell’abbraccio, io e Marisa facciamo parte del suo mondo di conoscenze da quando era ancora in famiglia !!!!
A . ha modi da “ Piccolo Lord “. A Gennaio lascerà la Comunità. E’ diventato maggiorenne, ha terminato il ciclo di studi ed ha iniziato un lavoro sia pur precario. E’ contento ma confessa preoccupazione per la nuova vita da adulto !!! “ Non avrò più gli educatori che mi hanno accompagnato in questi anni di crescita… Quanto mi mancheranno !!!!! “
J. è uscito dalla comunità quando ha raggiunto i 18 anni , ritorna per la festa di Natale . E’ molto cambiato, mi riconosce e mi viene incontro. E’ arrivato a Milano da solo, all’età di 13 anni, per qualche anno ha avuto il supporto di Roberta e Silvia, nostre volontarie. Da due anni ha una borsa di studio per la frequenza della Scuola serale: a giugno conseguira’ la maturità. Per mantenersi fa dei lavoretti saltuari. Da un po’ non sente le volontarie e in questi giorni le contatterà per salutarle e per fare gli auguri.
La partecipazione a questi incontri è sempre un momento gioioso e gratificante per ragazzi, educatori ma anche per noi volontari UVI perché ci ritroviamo e constatiamo quanto sia stato importante l’impegno nella relazione che ha favorito la crescita umana di ciascuno.
Marisa ed io vogliamo in questo modo condividere con volontari vecchi e nuovi un’esperienza che viviamo ogni anno in questo periodo natalizio.
Ada

Rapporti che crescono

Ecco le mie impressioni sull’esperienza che sto vivendo con Valeria, la bambina di 10 anni che accompagno dalla psicologa ogni mercoledì. Il mio primo impatto con questo “tipo di volontariato” non è stato dei più soddisfacenti. Dovendo infatti andare a prendere Valeria a scuola, aspettarla durante la seduta dalla psicologa di circa un’ora e poi riportarla a scuola, sentivo il mio intervento oltre che monotono, poco significativo.
Sono contenta però di poter dire che oggi, dopo circa 5 mesi dall’inizio di questo impegno, la situazione non è più la stessa. Con la bambina si sta piano piano instaurando un rapporto di fiducia reciproca. Io sto cominciando a credere nella sua volontà e nel suo desiderio di voler instaurare un rapporto amichevole con me. Me lo fa pensare il fatto che qualche volta, ancora poche purtroppo, durante il nostro viaggio nel traffico cittadino cerchi di fare qualche domanda: si, voglio proprio dire che cerca di interessarsi a me, mi chiede di più sulla mia vita, ma anche commenta quello che stiamo vedendo dal tram, oppure con apparente noncuranza mi racconta qualcosa che è appena accaduto a scuola. E questo mi intenerisce molto. Penso di poter credere che questo “appuntamento settimanale ” lo aspettiamo ormai tutte e due e che siamo in attesa di conoscerci sempre un pochino di più .
Rosanna

Volontario UVI a scuola

3Il mio impegno come volontario consiste nel seguire un piccolo gruppo di alunni a scuola. Soprattutto motivarli, aiutarli nello studio e nei compiti, supportarli nelle materie in cui sono carenti.
Incontro i ragazzi a cadenza settimanale in modo continuativo per tutto l’anno, per i tre anni di scuola media.
Nel tempo i gruppi sono cambiati: ragazzi italiani, immigrati, figli di immigrati, storie diverse ma tutte con un denominatore comune, disinteresse allo studio o meglio all’impegno continuativo ma con sotteso il bisogno di essere ascoltati, motivati e gratificati.
Ho sempre fatto in modo di interessare gli studenti con forti riferimenti alla realtà, attraverso un lavoro di sintesi. È particolarmente difficile insegnare la storia a ragazzi stranieri: Sud Americani, Arabi, Albanesi e altri…parlar loro di Garibaldi o Mazzini, parte della nostra storia, per loro che senso ha? Come motivarli e incuriosirli? La mia strategia è stata quella di cercare paralleli con i loro eroi: Simon Bolivar, Che Guevara, Mandela ma anche Obama.
Non sempre sono tenero con loro, chiedo disciplina, educazione ma vi assicuro che questo viene capito e condiviso da loro e, nonostante le regole, mi stimano, apprezzano il fatto che io sia lì per loro, a volte mi considerano il nonno cui confidare timori e frustrazioni ma anche a cui chiedere consigli.
Terminato l’anno scolastico mi dimostrano tanta riconoscenza dedicandomi pensierini di affetto e ringraziamenti, anche commoventi; a distanza di anni alcuni sono tornati a salutarmi e a raccontarmi i loro successi.
Basta davvero poco per dare loro molto e, soprattutto, per allontanarli dai pericoli della strada e da un destino che non è e non deve essere scontato.

Volontariato in comunità di pronto intervento

Il mio intervento in comunità è finalizzato soprattutto all’alfabetizzazione.
I miei studenti, li considero tali, sono minori dai 14 ai 17 anni, quasi solo esclusivamente minori non accompagnati, che hanno lasciato il loro paese natio per cercare, di solito da soli, una vita migliore, fuggendo da guerre e povertà. La maggior parte dei ragazzi è analfabeta o hanno studiato pochissimo, iniziando a lavorare nel loro paese d’origine a 6/7 anni.
Le immagini della televisione di sbarchi da barconi fatiscenti, le storie di traversate e viaggi pericolosi, si leggono negli occhi dei ragazzi che queste storie le hanno vissute in prima persona.
Quando li incontro per la prima volta cerco di stabilire un dialogo con parole semplici e qualche vocabolo in inglese o nella loro lingua (ho frequentato un corso di arabo per entrare meglio in contatto…che fatica..ma che gratificazione ricevo dai sorrisi di quei ragazzi quando uso qualche piccola frase o loro vocaboli).Gli chiedo come si chiamano, e me lo segno perché i nomi sono difficili per me da memorizzare, della nazionalità e del viaggio che hanno fatto per arrivare in Italia. Con l’aiuto dell’atlante geografico ripercorriamo assieme il viaggio, così cominciamo a conoscerci ma anche a studiare la geografia!
Di fronte ai più giovani penso ai loro genitori, allo stato d’animo di chi è rimasto magari senza aver salutato il figlio, il fratello o l’amico, partito in gran fretta e a volte in segreto, in viaggi organizzati in segreto per paura di vendette trasversali. Una volta, in maniera incauta, ma questo l’ho capito troppo tardi, ho chiesto se fossero in contatto con i familiari; un ragazzo afgano, molto taciturno, mi rispose di aver perso la mamma e la sorellina nel passaggio tra la Turchia e la Grecia. Mi sono vergognato per la mia domanda tanto ingenua e naturale se posta nella mia realtà, ma totalmente fuori posto in quel contesto. Un altro ragazzo aggiunse di aver perso il padre in guerra e di non aver più notizie della madre.
Personalmente utilizzo una tecnica di insegnamento concordata con i ragazzi: a volte utilizzo i bellissimi libri in varie lingue in dotazione a scuola, spesso però improvviso, porto con me gli scontrini dei supermercati, i depliant delle pizzerie, i giornalini dei centri commerciali, simuliamo delle situazioni reali. Non sono un insegnante severo, mi piace quando mi considerano un adulto che si occupa di loro a tutto tondo, anche se cerco di essere inflessibile rispetto a regole ed educazione.
L’ignoranza non è concessa e bisogna imparare l’italiano, anche se in molti fanno fatica. I ragazzi in età di obbligo scolastico devono frequentare la scuola o corsi per imparare l’italiano, quindi non hanno soldi da inviare a casa riscattando il viaggio e rispondendo alle aspettative della famiglia d’origine, che spesso si è indebitata per poterlo permettere. A volte il senso di colpa verso chi è rimasto li spingono a scappare dalla Comunità, probabilmente cercando un lavoro per inviare a casa del denaro.
Con nessuno dei ragazzi faccio sconti, sono comprensivo ma parliamo dei pericoli cui vanno incontro soprattutto se non imparano ad esprimersi e se non capiscono la lingua del Paese che li ospita.
L’incontro con questa comunità è stata e continua ad essere per me un’esperienza molto forte, a volte imbarazzante per la mancanza di parole in cui mi lasciano certe storie che mi raccontano.
Giuseppe

Primo giorno

Ciao
Oggi ho iniziato la mia attività di volontario presso i “Martinitt” (servizio pronto intervento 1) con tre adolescenti egiziani con necessità di alfabetizzazione.
È stata una esperienza veramente bella, come il primo giorno di scuola anche per me: ragazzi che non si conoscono, un mix di tentativo di conoscenza reciproca, verifica dello stato dell’arte, domande e dubbi su cosa e come fare……..
Si è messa in moto una molla di entusiasmo……. Molto molto bello!
Un saluto a tutti
Elio

Io, volontaria UVI, in una casa famiglia di Milano

3Mi chiamo Anna e questo è il mio secondo anno di volontariato. Se devo essere sincera in alcuni momenti ho avuto l’impressione di essere inutile.
In fondo far eseguire un po’ di compiti a questi ragazzi che hanno alle spalle situazioni di grande sofferenza sembra proprio una cosa di poco conto.
Sentivo il desiderio di fare qualcosa di più incisivo e importante per loro.
Non vi dico poi quest’ anno quando Mario mi accoglieva con frasi del tipo “Ma perché non torni a casa? Io i compiti non li voglio fare!”
Certo bastava che gli rispondessi “Va bene torno a casa” che lui mi rincorreva per dire
“No, no, rimani! Ho scherzato.” Ma poi il risultato mi sembrava sempre minimo.
Cosa mi ha fatto capire il valore del mio impegno? WHATSAPP. Certo, non scherzo!
In gennaio improvvisamente ho iniziato a ricevere messaggini da una ragazza che avevo seguito l’anno scorso solo per pochi mesi e che poi era stata reinserita in famiglia.
Messaggini pieni di riconoscenza e di affetto che io non riuscivo a spiegarmi, perché non mi sembrava in quel poco tempo di averla aiutata molto.
Ma poi tra cuoricini, frasi come “ Ciao come stai? “ “Mi manchi” “Posso parlarti se hai tempo” ed altre ancora, è arrivato un messaggio più lungo che voglio condividere con tutti voi e lo trascrivo senza correzioni perché è ancora più bello così, spontaneo con tutti i suoi errori.

“Grazie per l’appoggio che mi dai. Io non so come ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me. Lo dico perché tu mi hai aiutato ad andare avanti come tutti gli educatori e volontari mi avete fatto crescere mi avete fatto capire cosa è giusto e cosa è sbagliato e anche se me ne sono andata non smetterò di pensare a te e agli altri perché se non c’eravate voi io non saprei come avrei fatto e per questo vi ringrazio di cuore soprattutto a te che mi hai fatto capire ti ricordi quando dicevo sono brutta di aspetto fisico e tu mi dicevi sempre LA VERA BELLEZZA NON SI CONTA DALL’ASPETTO FISICO MA DALLA BELLEZZA INTERIORE.”

Queste parole sono la ricompensa per tutti i momenti in cui mi sono sentita inutile e spero nel miracolo che anche Mario prima o poi possa apprezzare il mio affetto.

Ricordi di scuola

3Volentieri pubblichiamo questa testimonianza di una bimba in difficoltà che potrebbe essere uno dei tantissimi bambini che seguiamo, attraverso la meravigliosa opera dei nostri volontari, nelle tante scuole di Milano in cui UVI opera.

Mi ricordo benissimo il mio primo giorno di scuola.
Non conoscevo quasi nessuno, solo un bambino che era venuto alla scuola materna con me. Eravamo tutti in classe con i nostri genitori ad ascoltare quello che diceva la maestra.
Ad un certo punto ho chiesto a mamma e papà se potevo chiedere alla maestra come si chiamava. Così ho alzato la mano in mezzo ai miei nuovi compagni e ho chiesto il suo nome.
Lei mi ha risposto che si chiamava Cinzia. Io ero contenta, mi sono presentata alla classe e poi anche a tutti gli altri bambini, dopo essersi seduti, hanno detto il loro nome.
I genitori sono andati via e noi abbiamo incominciato le nostre lezioni della scuola primaria.
In prima elementare mi sentivo bene, ho iniziato a conoscere tutte le mie amiche che mi sono sembrate subito simpatiche.
In classe però all’inizio non avevo mai voglia di lavorare. Avevo un’aiutante che si chiamava Gaia, ma non l’ascoltavo mai e quando non l’ascoltavo, lei mi faceva il solletico. E se dicevo di no, lei mi sgridava, mi prendeva il diario e mi dava la nota. A me non importava, tanto ero piccolina e della scuola non me ne fregava niente.
Poi in terza elementare qualcosa è incominciato a cambiare. I miei genitori mi hanno portato dal dottore: non capivano perché a scuola facessi così fatica. Il dottore era straniero, era antipatico ed arrogante. Urlava e mi diceva:- Alice, dimmi il tuo problema!
Io non gli rispondevo e pensavo:- Come faccio a capire il mio problema se sono solo in terza elementare?
Lui capì che ero dislessica. Uscita dall’ospedale avevo incominciato a piangere perché il dottore mi aveva incolpato di una cosa che neanche sapevo cos’era. Ero una bambina normale, lenta a leggere e a scrivere, ma non avevo fatto nulla di male. Anche mia mamma piangeva, ma di felicità, perché aveva finalmente capito quale fosse il mio problema. Io ero però convinta di non essere dislessica, lo dicevo a mia mamma e a mio papà, ma loro non mi ascoltavano. A quel punto ho deciso di non leggere più. Quando la maestra mi diceva di andare in biblioteca a prendere un libro, io non volevo e le dicevo di lasciarmi in classe.
La maestra mi è stata vicina, un giorno mi ha portato con lei in biblioteca, ho preso un libro, l’ho portato a casa, l’ho letto e mi è piaciuto. Da quel momento ho continuato a leggere. In classe ascoltavo la maestra e facevo i compiti a casa.
In quarta elementare ho iniziato a conoscere di più la dislessia, ho cominciato ad andare dalle dottoresse che mi aiutano anche oggi a fare gli esercizi. Adesso mi sento normale, studio e ascolto le maestre.
Usare il computer per italiano mi sembra facile e per gli esercizi di matematica uso la calcolatrice perché Valentina, la mia logopedista, mi ha detto che sono discalculica, cioè faccio fatica a fare le operazioni e i problemi di matematica.
Ieri la maestra mi ha dato un problema di geometria. Io guardavo il foglio, lo giravo, ma non capivo nulla. Poi mi sono ricordata quello che mi ha detto mia mamma a casa:- Apri il cervello per pensare, così ho fatto il mio problema di geometria e l’ho finito.
A settembre andrò alle medie: oggi le dottoresse mi diranno se potrò avere una maestra che mi aiuterà anche l’anno prossimo a fare i compiti.
Io lo spero tanto.

Alice

Il mio amico Gianluca

Quando l’U.V.I. mi ha proposto di accompagnare un bambino down, vi confesso che sono rimasto molto perplesso. Nei miei vari incarichi da volontario mi erano sì capitati bambini con problemi e personali e familiari, ma un bambino down? Non sono affatto pratico: come reagire con lui, che tipo di approccio, ce la farò? Ero quasi deciso a reclinare la proposta, anche perché, lo confesso, come volontario, oltre alla consapevolezza di fare del bene e rendersi utile, c’era sempre l’aspettativa di averne un ritorno che alimentasse la soddisfazione personale di vedere risultati della mia opera.
Poi qualcosa di inconscio è subentrata ed ho deciso di provare. Le prime esperienze hanno alimentato le mie perplessità: Gianluca era piuttosto taciturno; mi osservava con diffidenza e sembrava non voler gradire affatto di seguire questo “nonno” sconosciuto. Io, da parte mia, cercavo di entrare nel suo mondo : qualche battuta, qualche regalino e dolcetto ( la prima domanda che mi aveva rivolto era :”hai una caramella?” ed io ero rimasto spiazzato); ma il risultato non cambiava molto. Gianluca mi seguiva quasi di malavoglia. Un giorno mi ha detto : “Non voglio andare a Willy Down, la Giulia mi picchia” ; io non sapevo come reagire ed avevo interpellato la mia tutrice e la maestra e avevo capito che non era affatto vero ed era solo una scusa.
Ci sarà pure, mi chiedevo, un sistema per entrare in buona relazione con Gianluca! Avevo anche chiesto consiglio agli esperti e consultato internet; ma senza averne convincente aiuto. Allora ho pensato che il far sentire amata e importante quella creatura era l’unica cosa da fare, senza tante teorie.
Piano piano, Gianluca ha cominciato a sciogliersi. Io dialogavo con lui come si farebbe con qualunque bambino e lui reagiva , mostrando sempre più soddisfazione di stare con “nonno Giulio”. La prima volta che così mi aveva chiamato mi ero ovviamente “sdilinquito”.
Ora so che aspetta il giorno dell’incontro, anche per “il regalino” che mi chiede sempre. Quando siamo insieme, chiacchiera e scherza,tanto che ormai non mi accorgo neanche più del suo leggero handicap. Mi provoca, vuole che lo insegua (giochiamo a “ce l’hai”), facciamo la lotta e ci divertiamo a dirci un sacco di finte ingiurie e minacce. E’ un vero piacere stare col mio amico Gianluca. C’è solo il problema dell’età, perché lui è un motorino sempre in movimento e talvolta fatico a stargli dietro. Abbiamo anche iniziato a fare dei giochetti per fargli apprendere qualche nozione di matematica o di italiano; ma qui con scarso successo; però so che ci pensano l’insegnante di sostegno e la psicologa dell’associazione Willy Down. In autobus mi fa gli scherzi e va a parlare con altri passeggeri e, da come chiacchiera, non riconosco più il Gianluca taciturno dei primi giorni.
Un giorno, passando davanti a una villetta che aveva la campanella, Gianluca si è messo a suonarla e poi è scappato. Io ho provato a dirgli che non si fanno queste cose; ma lui era così contento e mi guardava con i suoi occhietti furbi, che, da allora ( tra l’altro mi hanno informato che i bimbi down tendono ad essere ripetitivi nelle loro azioni), mi unisco e scappo con lui. Si diverte un sacco. Mi sono solo limitato ad avvertire i padroni della villa del fatto e mi hanno subito capito.
Ora ringrazio di aver accettato questo incarico e anch’io non vedo l’ora di incontrare il “mio amico Gianluca”.
Giulio

Informaticamente….amici

Il corso di informatica all’UVI è una mia creatura: per allestire la “saletta dei computer” nella sede dell’UVI ho fatto di tutto, dal tecnico al cablatore, arredatore, uomo delle pulizie, elettricista e ….probabilmente anche qualcos’altro. Ma rifarei tutto quanto volentieri, senza pensarci due volte. Non avendo una macchina, in più di un caso ho fisicamente trasportato i computer dentro a grossi borsoni sui mezzi pubblici di Milano. Marisa sicuramente si ricorderà di quella volta che abbiamo trascinato in Duomo il primo PC per la segreteria spostando l’ingombrante scatolone lungo corso Vittorio Emanuele fino a piazza San Babila (la vecchia sede)!

Il corso, nonostante lo ritenga una mia creatura, non è però cresciuto solo grazie a me, io sono stato la parte “più visibile”, ma la sua durata (più di 12 anni) è dovuta al contributo di molte persone: dei coordinatori che hanno trovato adesioni nelle scuole, dei volontari che hanno condiviso questa esperienza con me, dei privati e delle aziende che hanno donato il materiale informatico, e…soprattutto, dei ragazzi, che da allievi si trasformano automaticamente in “miei ragazzi” e non escono da questa condizione nemmeno quando sono diventati maggiorenni.

Vi racconto un episodio: una tarda sera di qualche tempo fa ho ricevuto una telefonata. Dall’altra parte del telefono c’era un ragazzo dalla voce matura.

  • Andrea? Sono G., ti ricordi di me?, Sono G. Del corso di informatica, ha precisato. Mi è subito stato chiaro di chi si trattasse: era uno degli iscritti al nostro corso del primo anno, quando dovevamo ancora inventarci tutto. Erano trascorsi cinque anni dall’ultima volta che ci eravamo sentiti e la sua voce non era più quella di un ragazzino, ma quella di un giovane uomo, anche se conservava ancora le inflessioni che ricordavo.
  • Ehi, ma quanto tempo! Come stai?
  • Sono in ospedale…..
  • Che ti è successo?
  • Domani mi devono operare. Sono nervoso e non riesco ad addormentarmi. Ho ritrovato il tuo numero e mi sono detto: vediamo se si ricorda di me! Avevo bisogno di una voce amica
  • Questo è solo uno degli episodi legati al corso di informatica. Io ho in mente ognuno dei “miei ragazzi”: mi ricordo i loro nomi, la loro voce, i loro visi che sicuramente nel tempo sono cambiati, ma nella mia mente quei ragazzini hanno ancora undici, dodici, tredici anni, pronti ad aprirsi ad un futuro che, forse, ho contribuito a rendere meno incerto.

Andrea

News da Giocamondo

Salma e Dìvora sono finalmente state inserite in due scuole materne comunali. Dal 7 gennaio sono diventate due scolare modello.
Tre  nuovi bimbi sono stati inseriti a fine gennaio: Daniel, etiope; Grace, nigeriana e Carev, camerunense. Sono tre cuccioli di 5 e 6 mesi. Benvenuti!

Dall’asilo Giocamondo

7 Marzo 2012: Comincia la mia esperienza al Centro di via Sammartini.

Inizialmente vado al mercoledì pomeriggio, dalle 15 alle 17, affiancando un’educatrice, mentre le mamme sono al corso di italiano interno. Poi, per motivi organizzativi, viene spostato al mercoledì mattina. Siamo due volontarie e ci conosciamo da anni e la sala giochi rappresenta ben presto un luogo dove i bambini, sempre di età molto diverse e in numero anche fino a 10, possono giocare liberamente e nello stesso tempo imparare giochi, attività e norme di comportamento che verranno poi consolidate a scuola. Il Centro è molto accogliente nei confronti delle volontarie e l’impegno diventa sempre più coinvolgente. Tra dicembre 2013 e gennaio 2014 i volontari UVI fanno dei lavori di miglioramento nella sala giochi, imbiancando e comprando materiale. Nasce così l’”AsilinoGiocamondo”. Vengono nello stesso tempo trovati altri volontari per altre mattine.Potrei raccontare mille episodi, ma ne racconto uno che mi sembra significativo: fino a luglio frequentava un bimbo egiziano che non diceva una parola né di italiano, né di arabo. Quando mi ha rivisto a settembre, mi è corso incontro, gridando al fratello: “E’ arrivata Margherita!!”.

Dare e Avere

“Ho iniziato a fare volontariato all’UVI un po’ per caso e un po’ per scelta ho iniziato a operare all’interno di una scuola media con ragazzi definiti “problematici”.
Uno era Mirko, aveva perso da poco il padre ed era arrabbiato con il mondo intero, per sentirsi protetto frequentava un brutto giro di ragazzi più grandi, piccoli delinquenti di quartiere.

L’altro, Alessandro,11 anni, mi era stato presentato come un bullo, autore di una serie di atti vandalici commessi all’interno della scuola. Quando mi è stato presentato mi sono trovato di fronte a un ragazzino con un viso dolce e spaurito, come poteva essere l’autore di tutto ciò che mi avevano raccontato? E perché lo aveva fatto?
Abbiamo lavorato molto insieme, abbiamo letto e studiato, ma soprattutto li ho ascoltati, con rispetto. E ho sentito in loro la voglia di uscire da un tunnel lungo e insidioso, fatto di dolore e disagio.

Mi auguro che ce la facciano perché credo che meritino molto di più di quello che fino ad oggi la vita gli ha dato. E non dimenticherò mai gli altri ragazzi che mi sono stati affidati, Amed, Sisi, Mariam, Alysa, Christian, Garcia, Adel , Azouz, vite appena iniziate, ma già così segnate…
Tutti questi ragazzi mi hanno dato molto ognuno di loro ha contribuito a rafforzare la mia scelta. Ritengo che tutti noi volontari, tempo permettendo, dobbiamo essere grati che ci venga data la possibilità di fare queste bellissime esperienze e allo stesso tempo sperare che il nostro lavoro possa, in qualche modo, portare un po’ di beneficio e serenità a chi ne ha veramente bisogno.”

- Antonio, volontario Uvi

Alessio

3Alessio è un ragazzino molto intelligente e particolarmente vivace, affetto e afflitto da una forma di dislessia che lo porta, nella sua ricerca di un “ruolo”, ad essere aggressivo con i compagni e assolutamente noncurante e trascurato nel suo aspetto fisico.

La sua aggressività contrasta con la volontà di mantenere un livello di concentrazione che gli permetta di superare le difficoltà di apprendimento. Le sue pile si scaricano troppo velocemente.

Dopo tre anni di affiancamento scolastico come volontario, Alessio, in un momento di crisi, si è aperto con me e mi ha travolto con una confidenza terribile: ” non vale la pena vivere….”. Da allora sono diventato il suo “rifugio” e ho scoperto le sue ansie profonde e i suoi drammi famigliari. So per certo di essere un valido aiuto per lui, e non solo scolastico, e ogni giorno lo accompagno verso un pezzetto di strada in più …la sua.

Giacomo

4Giacomo è un bambino affetto da “spina bifida”, con tratti psicotici, che necessità di molte cure ed interventi. Dopo diversi mesi di ospedalizzazione è andato in affido ad una giovane infermiera. A questo piccolo è stato assegnato un nostro volontario per fare del sostegno genitoriale.

Giacomo è piccolo, ha circa un anno, e fa molta fatica ad accettare il rapporto con una persona diversa dalla mamma affidataria, spesso impegnata per lavoro. Intrattenerlo, parlare e giocare con lui è faticoso e spesso sconfortante, ma il tempo dedicato a questa “cura” improvvisamente, dopo uno dei tanti pomeriggi trascorsi con lui, si trasforma in un enorme sorriso: eccolo infatti innondare di “bacini” la volontaria e trasmettere con piccoli gesti tutto il suo enorme bisogno di tenerezza e di affetto.

Questo è il reale bisogno che ha: avere qualcuno tutto per lui da abbracciare e da cui essere consolato. Il tempo e l’energia messi al servizio di questo bimbo ritornano con un carico di gioia a chi li ha donati.

Vladimir: due occhi da grande.

Ho incontrato Vladimir in uno dei miei pomeriggi trascorsi da alcuni anni come volontaria Uvi in una comunità.

Era appena arrivato e, mentre venivo come al solito assalita dal gruppo degli altri che si spintonavano per guadagnarsi l’esclusiva del saluto e per sottolineare il ruolo personale e prioritario nel rapporto con la volontaria di turno, si teneva ad una certa distanza, diffidente, apparentemente non interessato ma con uno sguardo che tradiva tutta la sua curiosità e il suo solo apparente distacco.

Avevo capito di essere in quel momento oggetto della sua malcelata attenzione, ma mi faceva sorridere l’idea che dovessi essere io a fare il primo passo e quando finalmente mi sono decisa, ovviamente Vladi si e’ impadronito del gioco e si e’ negato.

La cosa che più mi e’ rimasta impressa di quel nostro primo incontro sono stati due occhioni disarmanti, due occhi da grande in un corpo di bimbo, due piccoli globi in cui era racchiusa una buona quantità di tristezza del mondo.

Non conosco ancora (dopo 4 anni) la storia di Vladi, se non per alcuni sprazzi da lui stesso raccontati perchè ogni tanto ha il bisogno di prendermi in disparte e di “confidarmi” qualcosa. Certo e’ che non si tratta di una storia felice, di una storia in cui il mondo degli adulti non l’abbia deluso, tradito, ferito e ….umiliato.

Oggi Vladi e’ affidato ad una comunità psicoterapeutica, in seguito a una diagnosi che implica che solo una struttura protetta lo possa aiutare, e io quindi non lo posso più seguire. Ma sono convinta che il suo piccolo, isterico, sgradevole cuore aveva forse non solo, ma certamente molto, molto bisogno di essere amato.
Ciao Vladi, spero di poterti reincontrare e riabbracciare quando finalmente sarai libero dal tuo giogo.

- Anna, volontaria Uvi

Il sorriso dei bambini

2Il sorriso dei bambini è sicuramente una sostanza misteriosa. Da sola è sufficiente a contagiare chiunque. Che forza può avere se hai contribuito, anche solo in minima parte, a crearla! Il suo sorriso diventa il tuo sorriso e ti riempie di una gioia immensa.

I bambini che seguo si trovano a volte davanti a situazioni di disagio che forse, anche chi è adulto, non saprebbe affrontare. Ma pur partendo svantaggiati, hanno il diritto di vedere realizzare i loro sogni e noi abbiamo il dovere di aiutarli in questo.

Ho iniziato la mia esperienza di volontaria UVI in una scuola elementare, e lì ho conosciuto Jorge, un bambino di sette anni proveniente dall’Equador. Dopo alcuni giorni, quasi senza accorgerci, siamo diventati amici e le ore passate insieme cominciavano a dare dei risultati. Non potrò mai dimenticare la mia gioia nel vederlo divertirsi, anche durante l’intervallo, con l’abaco. Poi ho conosciuto XinYu, un bambino cinese di sette anni, e Davide, un bambino rumeno di 6 anni. Ho ancora impressa nella mente la luce dei loro occhi il giorno in cui sono riusciti a leggere e scrivere un paragrafo in italiano senza errori. Sono piccole cose, certo, ma per loro grandi passi. Ognuno di noi fa una parte piccolissima di lavoro che però è contemporaneamente un grande contributo a creare quella sostanza misteriosa che si trova nel sorriso di ogni bambino.

- A. Volontaria UVI

Via Sant’ Antonio 5, 20122 Milano, Tel. 02 78.12.97 | info@unionevolontariperinfanzia.org
Grazie al sostegno di Atos, Camperio Sim, Eni, Fondazione Berti per l’Arte e la Scienza,
Fondazione De Agostini, Fondazione Filantropica Danilo e Luca Fossati.
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