UVI MODULO 1

01-11-2018 | nsp

I MODULOI MODULO
Corso RadicaMi
DIARIO D’AULA
DATA: 27 gennaio 2018

MODULO: Educatore, insegnante, volontario, una scelta consapevole
Obiettivo: Attraverso approfondimenti teorici e l’utilizzo di tecniche proprie dell’Arteterapia, accompagnare i partecipanti verso una maggiore consapevolezza delle motivazioni anche inconsapevoli ed egoistiche, della scelta di dedicarsi alla relazione d’aiuto. Riflessione sulle modalità individuali di relazione con l’altro e di risposta ad un bisogno.

Contenuti:
09-13
– La relazione d’aiuto
– Laboratorio espressivo: cosa porto di me nell’incontro con l’altro?
– Confronto in sottogruppi
– Restituzione collettiva e individuazione di parole chiave riferite a risorse e bisogni dell’operatore
– Immagine del guaritore ferito e concetto di resilienza
Pausa pranzo
• 14-18
– Gli attori interni che condizionano la relazione
– Laboratorio espressivo: costruzione di carte corrispondenti a relazioni personali significative positive e negative
– Laboratorio espressivo di movimento: breve drammatizzazione di una condizione problematica e possibili risposte
– Il tempo nella e della relazione
– Acquisizione di senso all’interno del gruppo
– Laboratorio espressivo: traccia personale in un lavoro di gruppo
– Conclusioni

Materiali di supporto didattico: materiali creativi, di riciclo e naturali
Docenti: Francesca Lissoni e Giuliana Campestrini

DOVETE GESTIRE…

Dovete gestire e coinvolgere nelle diverse attività ludico-didattiche un gruppo di bambini, due dei quali (1 e 2) manifestano il proprio stato d’animo con l’espressione colta dallo scatto fotografico:
1

2
– Quali “considerazioni” – inconsapevolmente – si trovano a svolgere, 1 e 2, rispetto al proprio essere nel mondo così come lo stanno vivendo e percependo? Date loro voce, immaginando che un fumetto, a mo’ di pensiero, esca dalla loro testa.
– Ciò considerato, come pensate di poterli coinvolgere portandoli ad essere parte attiva nelle attività che intendete svolgere?

A
1. Sono arrabbiato e non voglio stare con te. Mi devi lasciare stare
2. Non so se fidarmi di te
– Utilizzando dei colori come tempere e acquarelli, magari con le mani, dove si può rappresentare il perché si è così oppure per sfogarsi

B
1. Non mi piace questo gioco! Non voglio giocare con gli altri; voglio stare per conto mio!
2. …Non è giusto…mi sento sola…che brutto; non ho amici, mi sento esclusa
– Cari bambini, nel gioco che vi propongo ognuno è libero di esprimere ciò che sente, non necessariamente le cose belle, l’allegria, la gioia…tutto ciò che ha voglia di condividere (gioia e tristezza, melanconia e spensieratezza…). Avete a disposizione colori, cartoncini colorati, stoffe, nastri, legnetti, ecc.
Costruite e realizzate quello che desiderate…il vostro capolavoro!

C
1. Sono arrabbiato perché non mi fate giocare
2. Nessuno mi guarda
– Una bella canzone; un bel gioco

D
1. No! Non voglio farlo
2. Ancora questa roba! Ma perché devo farlo?
– Non obbligarli! Attività diverse, mostrare divertimento mentre si fa. Un’attività che coinvolga il corpo e che sia inusuale nella loro quotidianità o ambiente. Responsabilizzarli nelle attività dandogli ruoli predominanti o di collaborazione con le figure educative

E
1. E adesso tu chi cavolo sei, che cosa vuoi da me? Lasciami stare: io non volevo essere qui
2. Ah, eccone un’altra che crede di farmi divertire e farmi star bene. Basta!
– Sicuramente, non con le parole. Comincerei a fare un gioco/attività e e chiederei loro di partecipare e aspetterei. Se il gioco, magari con altri bambini, darà loro una sensazione di divertimento e di gioia, potrebbero partecipare spontaneamente.

F
1. Vorrei sapere perché mi hanno portato qui! Io volevo stare a casa a vedere la televisione (?) o a giocare con i miei giochi o in bicicletta
2. Vorrei sapere cosa fare, perché non sono contenta di come sono
– 1) Facendogli scegliere cosa gli interessa di più, senza assillarlo con le solite domande: perché sei arrabbiato? Cosa c’è? E senza imporgli né la mia presenza né un’attività
2) Lasciandola tornare in mezzo al mondo che la circonda, cominciando a fare qualche attività che penso possano interessarla

G
1. Cosa dovrò fare?
2. Perché mi hanno portato qui? Chi sono loro?
– Li accoglierei con un sorriso, con uno sguardo rassicurante e prendendoli per mano li introdurrei al gruppo, spiegandogli i lavori che stiamo facendo e che dovranno a loro volta svolgere

H
1. Uffa, che barba, dobbiamo sempre fare qualche cosa…Poi io sono arrabbiato con…perché mi porta via i giochi!!
2. Non ho voglia di giocare…Sono triste: voglio andare dalla mia mamma!!
– Porto (1) dagli altri bambini dicendo che devono giocare tutti insieme senza litigare e che (1) è per oggi il responsabile dei giochi
– Dico a (2), dandole una bambola, di prendersene cura e raccontarle una storia perché anche a lei manca la mamma e così si faranno compagnia

I
1. Uffa, non ne ho voglia. Uffa, non capisco cosa devo fare
2. Non so se mi piace
– Se possibile, lascerei fuori dal gioco, o tranquillo il bimbo per qualche minuto. Poi cercherei di coinvolgerlo.
Inviterei con dolcezza la bambina

L
1. Penso che ci sia qualcuno attorno a lui che non gli piaccia e non vuole integrarsi con gli altri (però con una forma di ostinazione)
2. Non è contenta. Forse non riesce a comunicare
– Penso che farli giocare con un pallone, aiuti; nascondino o giochi all’aperto dove la psicomotricità aiuti

M
1. Sono diffidente, non ti conosco; gli altri si divertono ma io vorrei prima capire chi tu sia
2. Lo devo fare per forza? Potrebbe essere divertente però…certo che se fossi a Sirolo…che bello il mare
– (1) Giocando accanto a lui, facendogli capire quanto mi stia divertendo ma senza essere oppressivo così da dargli tempo di prendere fiducia
(2) dandogli piccoli ma continui stimoli

N
1. Sono molto arrabbiato e non voglio giocare con nessuno!!!
2. Ma io non sono capace, non riesco, non so farlo…
– Il bambino appare arrabbiato, rigido, sicuro della sua posizione
Cercherei di coinvolgerlo nell’organizzazione dell’attività, aiutarmi nella preparazione dei materiali e dello spazio, cercando di trasmettergli la voglia di coinvolgere e di essere coinvolto
– La bambina appare triste, spaesata, con sguardo spento e stanco
Cercherei di coinvolgerla facendo l’attività con lei, avviandola, per poi mostrarle il suo “risultato”, permettendole di andar avamti cin più sicurezza

O
1. La mamma mi ha sgridato perché ho sporcato il pavimento entrando in casa con le scarpe sporche. Adesso sino triste e arrabbiato; voglio uscire a giocare in giardino, non ho voglia di stare in casa
2. Sono triste perché il mio papà lavora molto e torna tardi alla sera; vorrei andare a passeggio e giocare con lui ma lui è sempre molto stanco e arrabbiato
– (1) Gioco che lo costringerebbe a sporcarsi le mani e a divertirsi pasticciando un po’ senza paura di essere sgridato
(2) Farei preparare una torta/biscotti per il papà, da mangiare insieme a lui

Klaus Wagenbach, FRANZ KAFKA. Immagini della sua vita, Milano, Adelphi, 1983
1) Kafka all’età di circa due anni – pag. 25
2) La sorella Elli, a circa tre anni (nasce nel 1889, muore nel 1943 nel campo nazista di sterminio di Buchenwald – pag. 30
Franz Kafka nasce a Praga nel 1883 e muore a Kierling, nei pressi di Vienna, nel 1924

SE FOSSE LUI …

SE FOSSE LUI A INCONTRARVI:

– Che cosa immaginate vi stia dicendo/chiedendo?
– Come lo accogliereste, con quali parole, dicendogli che cosa?
– Di che cosa pensate avrebbe bisogno?

A
1. Ecco un cucciolo piccolo piccolo e triste, impaurito. Negli/nello sguardi/sguardo noto un po’ di paura e di tristezza.
2. Vieni, tesoro, proviamo a vedere di che cosa ha bisogno. Poverino: si è perso?
3. Prima di tutto, di tanto affetto, fiducia e accoglienza.

B
– «Guardi questo cucciolo che ho in mano! Ha bisogno di affetto e di coccole; ha bisogno di me per essere protetto»
– Che bella cosa! Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si prenda cura di noi…anche tu!
– Di qualcuno che lo accolga

C
1. Vorrei essere come questo cagnolino, che qualcuno mi difensesse…
2. Come sei bravo! Vieni e raccontami
3. Un po’ di sicurezza

D
I suoi occhi: diffidenza, sfida e occhi “che ti studiano”
Mani: proteggono il suo amico e che portano il cagnolino al viso come se volesse mostrare al suo amico quello che lui vede. Lo mostra allo spettatore come a indicargli che lui non è solo e che il suo amico è con lui.

Mi concentrerei sul cane, chiedendogli come si chiama, quanti anni ha e che giochi fa con lui. Gli chiederei da quanto si conoscono e che attività fanno insieme.
Poi mi concentrerei su di lui chiedendogli se gli piacciono gli animali e che cosa ama del suo cagnolino. Se riesco ad arrivare a un grado di fiducia più alto, gli chiederei di tenerlo. Tutto ciò ad altezza di bambino o più basso.

FIDUCIA, AMICIZIA O FORSE NIENTE

E
– Mi sta chiedendo aiuto per il suo piccolo cucciolo, mettendolo davanti, ma in realtà sta chiedendo aiuto per se stesso
– Che cucciolo meraviglioso! Come si chiama? Te ne prendi cura tu?
– Protezione, per lui e per il suo cucciolo, protezione in senso lato: posto dove stare al sicuro, caldo, cibo, affetto, attenzione, cura.

F
1. Prendimi, amami, ho tanto bisogno di coccole come te
2. Vieni a casa con me, non ho molto ma lo dividerò con te e sarai il mio amico
3. Di tato amore e un po’ di pappa e una cuccia calda

G
1. Immagino che con il suo sguardo stia chiedendo aiuto, conforto, accoglienza
2. Lo accoglierei con un saluto, chiedendogli il nome, l’età, di che cosa ha bisogno
3. Potrebbe avere bisogno di tutto; l’abbraccio con il cucciolo mi induce a pensare che cerchi affetto, famiglia

H
Ciao, hai visto che bello il mio cagnolino??
Ciao, che bel cagnolino; è piccolo e avrà bisogno di tante cure!! Ma perché tu sei triste???
Perché non posso tenerlo…I miei genitori non vogliono…Lo posso dare a te?? Potrò venire a trovarlo da te!!!

I
– Non dice nulla
– Che il suo cagnolino è bellissimo. Come si chiama?
– Di attenzione indiretta (sul cagnolino anziché direttamente su di lui

L
– Ho un piccolo da proteggere; vorrei essere protetto!
– Come ti chiami? Da dove vieni?
– Ascolto, compagnia, socializzare con qualcuno, oltre i bisogni di base

M
– Ho bisogno di attenzione, ho un cagnolino tenero che dimostra il mio bisogno di attenzione; e la mia insicurezza è nascosta da uno sguardo di chi sta giudicando chi si sta relazionando
– Soffermandomi innanzitutto sul cane e poi facendo una battuta spiritosa e noi n impertinente riguardante entrambi (bimbo e cane)
– Attenzioni, sentirsi al centro delle preoccupazioni e dei pensieri degli altri

N
– Di osservare la dolcezza del cucciolo (attenzione)
– Ma che bel cucciolo, come si chiama? E tu?
– Affetto, cure e ascolto

O
1. Ho fame. Ho freddo. Mi sono perso. Mi daresti qualcosa da mangiare anche per lui? Ho paura
2. Mi avvicinerei a lui giocando con il suo cagnolino. Gli chiederei se è da solo, dov’è la sua famiglia, se ha bisogno di qualche cosa. Gli offrirei qualcosa da mangiare
3. Di un abbraccio, di un pasto caldo e di un posto caldo dove vivere, dove sentirsi al sicuro

Roland Barthes, La camera chiara.
Note sulla fotografia, Torino, Einaudi, 1980

Pag. 114:
«Non guarda nulla; trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo»