UVI al Forum Welfare 2026
È iniziato oggi il Forum Welfare 2026 della città di Milano. Un momento importante di confronto e di restituzione alla città delle politiche messe in atto dal Comune di Milano, insieme a centinaia di soggetti del Terzo settore e del volontariato, per rispondere alle sfide sociali contemporanee, seguendo 9 percorsi di ammministrazione condivisa che hanno toccato vari settori, dalla povertà minorile alla salute mentale, dall’inserimento lavorativo alla violenza di genere, dalla grave marginalità all’emergenza abitativa, dall’accoglienza delle persone con background migratorio al sostegno domiciliare delle persone più fragili, fino allo sviluppo di spazi di prossimità a vocazione intergenerazionale come luoghi di socialità, orientamento e promozione della salute.
L’Assessore Lamberto Bertolé ha raccontato anche qualche numero che risulta particolarmente interessante: nel 2025 al Milano Welcome Center ci sono stati 12.000 accessi, al Centro Sammartini che si occupa di grave marginalità si sono registrati 10.000 accessi di circa 3.800 persone, mentre le famiglie migranti sono state 2.000, le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza sono state 3870, mentre ai servizi teritoriali hanno avuto accesso 37.000 nuclei familiari. Numeri importanti che ci fanno riflettere sulla complessità di una realtà molto variegata a cui il Comune, con gli enti del Terzo settore, ha voluto dare una risposta. I macro obiettivi erano: intercettare il bisogno e combattere la solitudine, orientare le risposte, superare le barriere di accesso.
Il Comune di Milano per il quadriennio 2021/2025 ha stanziato 265 milioni e ha reperito altri 80 milioni attraverso la partecipazione a bandi. Cifre veramente importanti che mettono Milano tra le grandi città capaci di esercitare una funzione rigenerativa e di protezione delle persone più deboli.
Ma, come ha sottolineato il sindaco Beppe Sala, tutte le persone che si dedicano a implementare queste politiche di welfare sono lavoratori, non missionari. Sono lavoratori che operano però con passione. Perché il welfare implica un senso di comunità. Non è assistenzialismo, è programmazione, sostegno, accompagnamento nel superare le difficoltà. Si arriva nelle città perché è nelle città che c’è più sostegno.
“In un contesto segnato dalla crescita delle disuguaglianze e dalla diversificazione dei bisogni sociali, l’alleanza con “tutta la Milano possibile” è condizione essenziale per leggere la domanda sociale e costruire risposte integrate, per garantire accesso alle opportunità e ai diritti. Ciò richiede un nuovo salto di qualità sia nella governance complessiva che nella gestione quotidiana del lavoro sociale. Prevenire l’esclusione sociale significa intervenire non solo sull’empowerment delle persone più fragili, ma anche sulle cause strutturali che producono vulnerabilità: norme, allocazione delle risorse e rapporti tra i diversi livelli di governo, che nel nostro Paese collocano spesso gli enti locali in una posizione di fragilità.”
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